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Il polpo e la candela

melendugno mare salento 2

Mio marito si alzava che era ancora buio in quei giorni di ferie. Non ancora l’alba che già pronto per la strada del mare scendeva nel villino. Il mattino aveva il profumo fresco e avvolgente del gelsomino rampicante, umido di rugiada, quando lo incontravi chino a preparare la sua sacca degli attrezzi. In una bisaccia metteva poche, essenziali cose: una robusta lenza di nylon, sandali di gomma e una vecchia candela d’auto. Aveva atteso paziente per quell’alba senza vento, e da noi questo poteva voler dire aspettare tanto, perché in terra salentina, che siano di tramontana o di scirocco le giornate ventose abbondano. A lui serviva il mare proprio come quel giorno: una tavola blu, densa, quieta dai riflessi rosa. Tutt’intorno aria calma e placida, stuzzicata solo dal frinire monotono di cicale insonni. Era come desiderava, era tutto al posto giusto per la sua battuta di pesca.

Conosceva perfettamente la costa giù da noi. Il tratto di mare delle Marine di Melendugno che va da Torre dell’Orso a Sant’Andrea il suo punto preferito. Una scogliera di tufo bassa e larga era la sua zona di caccia per quel giorno. Parcheggiata su una radura una vecchia 127 bianca, brontolona ma dura a morire, si incamminava giù in basso, lungo la costa, rasentando l’acqua. Avanzava lentamente su scogli che il mare e il vento avevano reso appuntiti come lame, con una andatura sincopata alternava passi a pause brevi, durante le quali buttava la lenza, per poi di nuovo far seguire pochi passi e buttare nuovamente.

sant andrea salento lecce

Aveva legato l’ingranaggio metallico ad un capo della corda, insieme ad un granchio preso la mattina stessa a far da esca. Lo calava in acqua, guardandolo affondare nei punti più blu. Ritmicamente con piccoli scatti decisi faceva ondeggiare l’esca: su e giù, su e giù, velocemente, come fosse un’antica danza di corteggiamento, cercando con i riflessi luminosi del metallo bianco di attirare la golosa curiosità della sua preda. Era quello il suo piccolo segreto, un trucco artigianale, semplicemente geniale per avere un richiamo e allo stesso tempo una peso a piombo per tendere il filo. Le sue prede lo amavano! I polpi che cercava erano nelle pozze più profonde e negli anfratti più ripidi. Lì si metteva in ascolto, guardava lontano, ma concentrato sulla lenza attendeva speranzoso il momento in cui d’improvviso questa avesse strattonato.

Aveva pazienza. Sapeva che qualcuno prima o poi avrebbe abboccato, attratto da quell’irresistibile balletto subacqueo.

E così era.

Strattone.

Un altro.

Va giù. Più a fondo.

Issa!

I più piccoli li liberava sempre, i più grandi li metteva dentro lu panaru, il suo cesto di vimini.

Il mare, il mare, era quello il profumo del mare.

polpo pesca salento lecce

Che fossero giornate di magra o di “pesca miracolosa” pian piano il bottino cresceva, tanto che la scorta per l’inverno era fatta. Potevamo così gustare ogni volta che volevamo i piatti che avevo imparato a fare da mia madre, quelli tradizionali: lu purpu alla pignata in umido con il ricco sugo della salsa fatta in casa o una fresca insalata con patate novelle, quelle del campo di mio padre, di cui vanno pazzi i miei figli.

Ancora adesso, in città, mi piace riproporlo: un battuto fine d’aglio e prezzemolo appena raccolto, una sbollentata al polpo fresco comprato dal banchetto al mercato e le patate novelle del contadino, tutto insieme a fette, condito solo con del succo di limone e olio d’oliva extravergine, quello buono però, quello fatto con le olive raccolte in Autunno nell’oliveto di famiglia, nessun altro, perchè ci sono cose che sono sacre.

insalata polpo patate salento

Era questo il gusto della nostra Estate. E ancora oggi, dopo tanto tempo e così lontani, è il gusto della nostra Estate! Ogni volta che portiamo in tavola il nostro piatto, nelle giornate senza vento, quel sapore inconfondibile del mare e della terra fa chiudere gli occhi e gongolare in un sorriso largo, e sembra quasi avvertirsi leggero nell’aria un profumo di gelsomino,  e la speranza mai vinta, di poter scorgere ancora dietro l’angolo una vecchia 127 bianca.

Terry

(Questo e altri piatti della tradizione salentina sulla mia pagina Ucooki)